Stile Black Work – Galleria Stile Black Work gallerie foto Street Style Tattoo 

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Stili Tatuaggi

STILE TATUAGGI – PHOTOGALLERY DEI DIVERSI STILI DI TATUAGGIO

Stile Tatuaggi – Seleziona la galleria dello stile di tatuaggi che potrebbe interessarti fatti nel nostro studio di Milano. Le gallerie dei diversi stili sono disposte in ordine alfabetico. Cliccando sull’immagine relativa allo stile potrete accedere alla relativa pagina con galleria fotografica e descrizione.

Stile Geometrico – Tatuaggio stile Geometrico

TRIBALI

Street Style Tatuaggi Milano00001

DOTWORK

Moxe dotwork blackwork tribali e geometrici 30

BLACKWORK

WATERCOLOR

Stile Water Color - Tatuaggio stile Water Color

GEOMETRICO

TRIB. MODERNO

REALISTICO

Corvi realistici

GIAPPONESE

Tattuaggi Milano - Tattoo Milano Lombardia

FINELINE

Bussola e rose

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Tatuaggio Blackwork Milano – Tattoo Blackwork Milano Stile Blackwork

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Tatuaggio Blackwork Milano – Tattoo Blackwork Style Milano

Tatuaggio Blackwork, Street Style Tattoo Milano. A causa della loro prevalenza, popolarità ed estetica apparentemente arbitraria, i tatuaggi tribali sono spesso visti come una fugace moda di tendenza nel mondo del tatuaggio. Tuttavia, all’insaputa di molti, questi distintivi tatuaggi blackwork vantano in realtà storie, simboli e significati.

Caratterizzati da audaci riempimenti neri e motivi distintivi che vanno da vorticose spirali a blocchi che seguono ed enfatizzano l’anatomia del corpo, questi tatuaggi sono radicati nella storia polinesiana e, tradizionalmente, sono profondamente simbolici.

Qui, esploriamo questo affascinante fenomeno per tracciare l’origine e l’evoluzione della pratica del tatuaggio blackwork grazie all’esperienza dei tatuatori di Street Style Tattoo a Milano.

Tattoo Blackwork – Cos’è un tatuaggio blackwork?

Un tatuaggio blackwork è un opera di body art resa in solidi blocchi di inchiostro nero. Di solito, questi tatuaggi sono composti da motivi astratti e forme geometriche, anche se alcuni presentano forme figurative e scene e soggetti riconoscibili..

Storia del tatuaggio Blackwork – Tattoo Blackwork origine polinesiana

Come la maggior parte delle tradizioni del tatuaggio, la body art blackwork risale a secoli fa e da allora si è evoluta in una forma d’arte contemporanea .
ORIGINE POLINESIANA
L’esistenza dei tatuaggi blackwork risale all’inizio della tradizione millenaria del tatuaggio. Originariamente, l’arte del corpo completamente nera era impiegata dalle antiche tribù polinesiane come un modo per comunicare le loro identità (inclusa la posizione sociale e il lignaggio), nonché le loro credenze religiose e idee di guerra.
Proprio come i “tatuaggi tribali” moderni, questi pezzi simbolici e sacri erano costituiti da simboli e immagini minimaliste, nonché da bande e motivi geometrici (vale a dire, triangoli o altri moduli che vanno poi a formare i numerosi pattern)

Storia del tatuaggio Blackwork – Tattoo Blackwork origine polinesiana

TATUAGGI BLACKWORK A MILANO – ADATTAMENTI OCCIDENTALI DEL BLACKWORK

Dal 18° secolo, questi tatuaggi di ispirazione polinesiana si sono dimostrati popolari nella cultura occidentale. Nel 1769, l’esploratore britannico James Cook si recò a Tahiti, dove rimase affascinato dai tatuaggi delle tribù e successivamente introdusse la classe operaia europea al fenomeno. Secondo lo Smithsonian , “I marchi divennero poi di moda tra gli europei, in particolare nel caso di uomini come marinai e minatori di carbone”.

Questo stile di tatuaggi ha prevalso per tutto il XIX e il XX secolo, poiché ha continuato ad essere favorito da lavoratori e individui di classe inferiore.
In particolare ricordiamo il lavoro del tatuatore Leo Zulueta il quale ha speso la sua carriera a studiare e reinventare uno stile di blackwork slegato dalle tradizioni e i simboli tradizionali delle culture polinesiane.
Oggi tutto può influenzare questo stile, dalle opere geometriche di M.C Escher agli studi fantascientifici di natura anatomica di Giger.

Scegliere il giusto artista per il proprio tatuaggio tribale è importante, l’artista può spiegare il significato dei propri lavori ai clienti con le corrette chiavi di lettura che nel caso dello stile tribale hanno connotazioni ben precise.

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    Il Tatuaggio Giapponese Irezumi: Storia Significato Simbologia

    Tatuaggio Giapponese Irezumi: Storia, Significato e Simbologia

    Tatuaggio Geometrico - Tatuaggi geometrici ornamentali o simbolici Sri Yantra simbolo induista

    Tatiaggio giapponese Irezumi.

    In Giappone il tatuaggio è comunemente chiamato irezumi 入れ墨, “inserire inchiostro nero” o horimono 彫り物

    “incidere qualcosa”. I due termini in passato non erano sinonimi, ma indicavano due tipi particolari di tatuaggio: gli irezumi erano i tatuaggi dei criminali, mentre gli horimono erano i tatuaggi fatti per gusto personale. Oggi i due termini hanno lo stesso significato, anche se il termine horimono è considerato più educato.
    Non sappiamo esattamente quando sia iniziata la pratica dell’irezumi, ma si è concordi a datare la nascita del tatuaggio giapponese nel VI secolo a.C., epoca a cui risalgono le haniwa, statuine di terracotta rinvenute all’interno delle tombe Kofun nella regione del Kinki (che corrisponde approssimativamente all’odierno Kansai). Le haniwa mostrano evidenti segni di tatuaggio sul volto e, visto che la loro funzione era di accompagnare il defunto nell’aldilà, si pensa che i tatuaggi avessero un fine religioso. Ci sono anche teorie secondo le quali il tatuaggio giunse in Giappone dalle culture polinesiane.

    Tatuaggi Giapponese a Milano – La storia 

    Una delle più antiche certificazioni che abbiamo riguardo all’irezumi è contenuta nell’antologia imperiale Nihon Shoki (720 d.C.), in cui si narra che l’Imperatore Richū ordinò di tatuare di nero la zona vicina all’occhio destro della salma di un capo clan traditore della corte.
    La pratica del tatuaggio come punizione venne introdotta in Giappone con molta probabilità dalla Cina dei Tang nel VII secolo, momento in cui il Giappone si aprì al continente e importò gran parte della cultura cinese. I tatuaggi punitivi erano dei marchi indelebili sulla pelle del criminale che lo isolavano dal resto della comunità e solitamente erano delle strisce nere sulle braccia o addirittura l’ideogramma di “cane” sulla fronte.
    All’inizio del periodo Tokugawa il tatuaggio ebbe un grande impulso artistico collegato alla nascita della nuova cultura del divertimento e dei quartieri di piacere: in questo contesto i tatuaggi divennero un emblema dei sentimenti d’amore, anche tra prostitute e clienti, e nacque la pratica dell’irebokuro入れ黒子, “applicazione di un neo”: i due innamorati si tatuavano un punto nero sulla mano a metà strada tra l’attaccatura del pollice e il polso. In questo modo, quando si sarebbero stretti la mano, la punta del pollice dell’uno avrebbe toccato il neo tatuato dell’altra e viceversa.

    Tatuaggio Irezumi – Usi e costumi

    Sempre collegato all’amore era il kishibori, un voto sottoforma di tatuaggio giapponese che consisteva nel tatuarsi il nome dell’amato/a insieme all’ideogramma di “vita”. Il tatuaggio poteva essere rimosso insieme al voto con l’applicazione di moxa e una gran dose di dolore. La pratica dell’irebokuro venne soppressa dal regime militare dei Tokugawa, che combatteva ogni tipo di individualità.
    Fino al 1750 il tatuaggio cadde in disuso, ma da questo periodo i giapponesi ritrovarono un profondo interesse per i tatuaggi, interesse che si è tramandato fino ad oggi. L’opera di grandi artisti dell’epoca contribuì senza ombra di dubbio a questo processo: all’inizio del 1800 venne pubblicata “La nuova edizione illustrata del Suikoden”, arricchita da illustrazioni di Katsushika Hokusai. Questa opera si rifà a un’opera cinese, dove un gruppo di briganti-eroi si ribellano contro la corrotta burocrazia; alcuni dei personaggi avevano dei tatuaggi sul proprio corpo. Hokusai rappresentò in modo così vivido i tatuaggi di questi banditi-eroi che i giapponesi ne rimasero estasiati al punto da dar vita a una nuova diffusione dell’irezumi, che sembra sia stata causata proprio dalla voglia di emulare i personaggi del Suikoden.
    Strano a dirsi, un altro fattore fondamentale per la nuova diffusione del tatuaggio fu la creazione del famoso corpo dei pompieri di Edo (l’attuale Tōkyō). Questi dovevano controllare costantemente la città contro gli incendi, un grosso problema della città, e grazie alla loro attività rappresentavano dei valori molto simili a quelli della cavalleria che anche i personaggi di Suikoden condividevano.

     Sri Yantra simbolo induista

    Quindi, con l’intento di emulare questi eroi giapponesi, anche i pompieri si fecero tatuare: i loro tatuaggi coprivano tutto il corpo, all’infuori di mani, testa e piedi, ed i temi rappresentati erano di solito simboli di acqua (ad esempio la carpa o il dragone) come buon auspicio per sottrarsi ai pericoli del lavoro. Successivamente la moda di tatuarsi si diffuse anche tra gli artigiani che, in base all’attività che svolgevano, sceglievano sontuosi tatuaggi per distinguersi. Lavorando spesso svestiti, gli artigiani lanciarono nuove mode con tatuaggi che sempre più spesso condividevano i temi con le stampe Ukiyo-e che raffiguravano scene dei quartieri di piacere.

    Tattoo Giapponese nel XIX secolo

     Sri Yantra simbolo induista

    Nel XIX secolo nacque l’iconografia dell’irezumi come la conosciamo oggi: venivano coperti tutta la schiena, i glutei fino a metà coscia, il petto non era tatuato nella parte centrale. Il tatuaggio assume così il valore di una vera e propria opera d’arte, un qualcosa di più della semplice rappresentazione degli artigiani. Ma proprio durante questo secolo il tatuaggio giapponese conobbe una nuova crisi, poiché veniva considerato un fenomeno non idoneo alla morale pubblica, e venne prescritto. L’apertura del paese all’Occidente fu un altro duro colpo per quest’arte: l’irezumi venne ancora una volta prescritto, ma stavolta perché si temeva che lo sfoggio dei costumi autoctoni potesse apparire ridicolo agli occidentali. Ma ironicamente i maestri dell’arte del tatuaggio, ormai disoccupati, trovarono una nuova ed inaspettata clientela: gli stranieri. Il grande Maestro Horichō tatuò, tra gli altri, importanti personaggi come il duca di York (fururo re Giorgio V) e il futuro Zar Nicola II.
    Soltanto in seguito alla Seconda Guerra Mondiale il tatuaggio divenne legale, ma ormai il periodo di maggior splendore di questa arte era già un ricordo.
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     Sri Yantra simbolo induista

    Tattoo Giapponese – Tecniche e Strumenti

    Il Maestro tatuatore utilizza vari tipi di hari, l’ago, che variano da punta a singolo ago a punta a trenta aghi. Sono fissati in un’impugnatura che può essere in legno, avorio o bambù e legati a questa con un sottile filo. Per le linee di contorno vengono usati due o tre aghi, per l’ombreggiatura invece viene utilizzata un’impugnatura più grande che monta fino a trenta hari. Tra i colori, il più importante è senza dubbio l’inchiostro nero India, detto sumi, impiegato per le linee di contorno. Altri colori largamente usati sono il rosso, l’indaco, il giallo e il verde; combinando questi colori si ottengono vari effetti di ombreggiatura.
    Molte delle tecniche utilizzate nell’arte del tatuaggio sono identiche a quelle che venivano impiegate dagli autori di stampe: un sistema di linee tracciate e ampie zone di colore. Una volta deciso il soggetto da tatuare, vengono prima tracciate con un pennello le linee del disegno sul corpo, poi si ripassano queste linee con gli aghi, dando vita così al tatuaggio. Quando inizia il suo lavoro, il Maestro appoggia la sua mano sinistra sulla parte del corpo da tatuare, tenendo un pennello e tirando la pelle. La mano destra invece impugna gli aghi legati all’apposito manico. Con questo procedimento gli aghi, prima di bucare la pelle, passano attraverso i peli del pennello, bagnandosi di inchiostro. La pelle viene così punta con gli aghi intinti di colore a una velocità che può arrivare fino ai 120 colpi al minuto.
    Il metodo giapponese è uno dei più complicati e controllati del mondo: queste caratteristiche non sono dovute soltanto alle tecniche ma anche al complesso cerimoniale a cui sia il Maestro che il cliente devono attenersi: tutto inizia con una visita del cliente a casa del Maestro, che può accettare e rifiutare la richiesta. Infatti i rifiuti sono molto diffusi perché i Maestri non vogliono assolutamente creare opere che possano rendere la loro arte inferiore.
    Si dice anche che la pratica giapponese sia molto dolorosa: per tatuare alcune parti del corpo, come inguine, ascelle o pene, alcuni Maestri mischiavano della cocaina nel colore come anestetizzante.

     Sri Yantra simbolo induista
     Sri Yantra simbolo induista

    Tatuaggi in Giappone – significato e usi

     Sri Yantra simbolo induista

    Tutti i tatuaggi, più o meno, hanno un significato che rappresenta qualcosa per chi lo porta.
    Nei tatuaggi giapponesi purtroppo spesso l’effetto estetico finale colpisce più del suo vero significato. Il repertorio di immagini è abbastanza ristretto e l’iconografia si limita alla rappresentazione di elementi della natura, motivi religiosi, rappresentazione di eroi e figure del folklore popolare.
    La flora è comunemente ristretta alla rappresentazione di peonie, aceri e sakura. Non si sa bene il vero significato di questi elementi, ma si pensa che abbiano soltanto un valore decorativo. Questo discorso non vale per il sakura, che in Giappone è il simbolo della vacuità in ogni genere di arte. Chi porta il fiore di ciliegio esprime la propria armonia con la natura delle cose. La sua pelle è fragile come i petali di ciliegio ed egli ne è consapevole.
    Uno degli animali più rappresentato è la carpa; nel tatuaggio giapponese, la carpa che risale la cascata viene realizzata molto spesso sulla schiena. Altro tema popolare è il drago, che rappresenta gli opposti dell’acqua e del fuoco e si pone come una sorta di conciliazione di opposti, lo yin e lo yang, la cui sola esistenza simboleggia un qualcosa di completo. Il drago viene realizzato in varie posizioni (supino, in volo) che simboleggiano diversi significati, come energia, metamorfosi…

     Sri Yantra simbolo induista
     Sri Yantra simbolo induista

    La religione è una parte integrante dell’irezumi. Le raffigurazioni religiose includono preghiere in sanscrito, cinese o giapponese e appaiono sulla schiena. Bisogna considerare che non troveremo mai rappresentata una grande divinità come il Buddha, ma sempre kami dello Shintoismo, entità minori come boddhisattva o i due Niō (guardiani forti e spaventosi che allontanano le entità maligne). Chi si tatua i Niō desidera essere proprio come loro, potente e difensore della fede. Sempre in ambito religioso, altro tema molto ricorrente è Kannon.
    Oltre ai già citati personaggi del Suikoden, nel tatuaggio giapponese c’è un altro tema del folklore molto ricorrente: Kintarō, un eroe della tradizione che viene quasi sempre raffigurato insieme a una carpa. Entrambi simboleggiano una grande forza e Kintarō, molto forte benché piccolo di statura, è molto popolare tra i giapponesi, che vi si rispecchiano.
    E’ importante considerare sempre che una delle maggiori fonti d’ispirazione per l’irezumi è il mondo dell’Ukiyo-e.
    Uno dei più grandi Maestri giapponesi ancora in vita è Horiyoshi III, nato nel 1946 e che vanta un’innumerevole serie di pregiati lavori. Il suo nome di battesimo è Yoshihito Nakano, ma divenne Horiyoshi III grazie a Horiyoshi II, il figlio del grande Maestro Muramatsu Yoshitsugu, detto Shodai Horiyoshi, forse il più grande tatuatore dell’epoca contemporanea. Horiyoshi è un titolo onorifico che rimanda subito al mondo dei tatuaggi giapponesi, dove hori significa ‘incidere’, come nella parola horimono.
    Il suo interesse per l’irezumi nacque proprio dopo aver visto uno yakuza completamente tatuato. I lavori sono realizzati a libero gusto del Maestro e quindi il cliente non ha molta voce in capitolo, possono arrivare a costare migliaia di euro e richiedono anche diversi anni per essere completati.
    Fortunatamente Horiyoshi III ha un erede, il figlio Kazuyoshi Nakano, che diventerà Horiyoshi IV, ma ancora è soltanto un apprendista. Se ci si reca a Tōkyō e si vogliono ammirare alcuni lavori di Horiyoshi III, un luogo da visitare assolutamente è il “Museo del Tatuaggio” di Yokohama.
    Oggi il tatuaggio in Giappone è spesso associato all’idea di yakuza: sono proprio i membri della cosiddetta “mafia gialla” a portare grandi tatuaggi su tutto il corpo, quasi come segno di riconoscimento. Per questo motivo, nonostante molti giovani si fanno tatuare solo per gusto, in molti bagni pubblici o terme giapponesi non è consentito l’ingresso a persone tatuate.
    Purtroppo l’antica arte dell’irezumi si sta via via estinguendo, poiché i maestri che conoscono le antiche tecniche stanno scomparendo e i giovani preferiscono utilizzare macchinari moderni; ben presto i pochi maestri rimasti moriranno e l’arte dell’irezumi si estinguerà per sempre.

     Sri Yantra simbolo induista Il tatuaggio geometrico simbolico invece pone le sue fondamenta sul simbolo.