Il Tatuaggio Giapponese Irezumi: Storia Significato Simbologia

Tatuaggio Giapponese Irezumi: Storia, Significato e Simbologia

Tatuaggio Geometrico - Tatuaggi geometrici ornamentali o simbolici Sri Yantra simbolo induista

Tatiaggio giapponese Irezumi.

In Giappone il tatuaggio è comunemente chiamato irezumi 入れ墨, “inserire inchiostro nero” o horimono 彫り物

“incidere qualcosa”. I due termini in passato non erano sinonimi, ma indicavano due tipi particolari di tatuaggio: gli irezumi erano i tatuaggi dei criminali, mentre gli horimono erano i tatuaggi fatti per gusto personale. Oggi i due termini hanno lo stesso significato, anche se il termine horimono è considerato più educato.
Non sappiamo esattamente quando sia iniziata la pratica dell’irezumi, ma si è concordi a datare la nascita del tatuaggio giapponese nel VI secolo a.C., epoca a cui risalgono le haniwa, statuine di terracotta rinvenute all’interno delle tombe Kofun nella regione del Kinki (che corrisponde approssimativamente all’odierno Kansai). Le haniwa mostrano evidenti segni di tatuaggio sul volto e, visto che la loro funzione era di accompagnare il defunto nell’aldilà, si pensa che i tatuaggi avessero un fine religioso. Ci sono anche teorie secondo le quali il tatuaggio giunse in Giappone dalle culture polinesiane.

Tatuaggi Giapponese a Milano – La storia 

Una delle più antiche certificazioni che abbiamo riguardo all’irezumi è contenuta nell’antologia imperiale Nihon Shoki (720 d.C.), in cui si narra che l’Imperatore Richū ordinò di tatuare di nero la zona vicina all’occhio destro della salma di un capo clan traditore della corte.
La pratica del tatuaggio come punizione venne introdotta in Giappone con molta probabilità dalla Cina dei Tang nel VII secolo, momento in cui il Giappone si aprì al continente e importò gran parte della cultura cinese. I tatuaggi punitivi erano dei marchi indelebili sulla pelle del criminale che lo isolavano dal resto della comunità e solitamente erano delle strisce nere sulle braccia o addirittura l’ideogramma di “cane” sulla fronte.
All’inizio del periodo Tokugawa il tatuaggio ebbe un grande impulso artistico collegato alla nascita della nuova cultura del divertimento e dei quartieri di piacere: in questo contesto i tatuaggi divennero un emblema dei sentimenti d’amore, anche tra prostitute e clienti, e nacque la pratica dell’irebokuro入れ黒子, “applicazione di un neo”: i due innamorati si tatuavano un punto nero sulla mano a metà strada tra l’attaccatura del pollice e il polso. In questo modo, quando si sarebbero stretti la mano, la punta del pollice dell’uno avrebbe toccato il neo tatuato dell’altra e viceversa.

Tatuaggio Irezumi – Usi e costumi

Sempre collegato all’amore era il kishibori, un voto sottoforma di tatuaggio giapponese che consisteva nel tatuarsi il nome dell’amato/a insieme all’ideogramma di “vita”. Il tatuaggio poteva essere rimosso insieme al voto con l’applicazione di moxa e una gran dose di dolore. La pratica dell’irebokuro venne soppressa dal regime militare dei Tokugawa, che combatteva ogni tipo di individualità.
Fino al 1750 il tatuaggio cadde in disuso, ma da questo periodo i giapponesi ritrovarono un profondo interesse per i tatuaggi, interesse che si è tramandato fino ad oggi. L’opera di grandi artisti dell’epoca contribuì senza ombra di dubbio a questo processo: all’inizio del 1800 venne pubblicata “La nuova edizione illustrata del Suikoden”, arricchita da illustrazioni di Katsushika Hokusai. Questa opera si rifà a un’opera cinese, dove un gruppo di briganti-eroi si ribellano contro la corrotta burocrazia; alcuni dei personaggi avevano dei tatuaggi sul proprio corpo. Hokusai rappresentò in modo così vivido i tatuaggi di questi banditi-eroi che i giapponesi ne rimasero estasiati al punto da dar vita a una nuova diffusione dell’irezumi, che sembra sia stata causata proprio dalla voglia di emulare i personaggi del Suikoden.
Strano a dirsi, un altro fattore fondamentale per la nuova diffusione del tatuaggio fu la creazione del famoso corpo dei pompieri di Edo (l’attuale Tōkyō). Questi dovevano controllare costantemente la città contro gli incendi, un grosso problema della città, e grazie alla loro attività rappresentavano dei valori molto simili a quelli della cavalleria che anche i personaggi di Suikoden condividevano.

 Sri Yantra simbolo induista

Quindi, con l’intento di emulare questi eroi giapponesi, anche i pompieri si fecero tatuare: i loro tatuaggi coprivano tutto il corpo, all’infuori di mani, testa e piedi, ed i temi rappresentati erano di solito simboli di acqua (ad esempio la carpa o il dragone) come buon auspicio per sottrarsi ai pericoli del lavoro. Successivamente la moda di tatuarsi si diffuse anche tra gli artigiani che, in base all’attività che svolgevano, sceglievano sontuosi tatuaggi per distinguersi. Lavorando spesso svestiti, gli artigiani lanciarono nuove mode con tatuaggi che sempre più spesso condividevano i temi con le stampe Ukiyo-e che raffiguravano scene dei quartieri di piacere.

Tattoo Giapponese nel XIX secolo

 Sri Yantra simbolo induista

Nel XIX secolo nacque l’iconografia dell’irezumi come la conosciamo oggi: venivano coperti tutta la schiena, i glutei fino a metà coscia, il petto non era tatuato nella parte centrale. Il tatuaggio assume così il valore di una vera e propria opera d’arte, un qualcosa di più della semplice rappresentazione degli artigiani. Ma proprio durante questo secolo il tatuaggio giapponese conobbe una nuova crisi, poiché veniva considerato un fenomeno non idoneo alla morale pubblica, e venne prescritto. L’apertura del paese all’Occidente fu un altro duro colpo per quest’arte: l’irezumi venne ancora una volta prescritto, ma stavolta perché si temeva che lo sfoggio dei costumi autoctoni potesse apparire ridicolo agli occidentali. Ma ironicamente i maestri dell’arte del tatuaggio, ormai disoccupati, trovarono una nuova ed inaspettata clientela: gli stranieri. Il grande Maestro Horichō tatuò, tra gli altri, importanti personaggi come il duca di York (fururo re Giorgio V) e il futuro Zar Nicola II.
Soltanto in seguito alla Seconda Guerra Mondiale il tatuaggio divenne legale, ma ormai il periodo di maggior splendore di questa arte era già un ricordo.
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 Sri Yantra simbolo induista

Tattoo Giapponese – Tecniche e Strumenti

Il Maestro tatuatore utilizza vari tipi di hari, l’ago, che variano da punta a singolo ago a punta a trenta aghi. Sono fissati in un’impugnatura che può essere in legno, avorio o bambù e legati a questa con un sottile filo. Per le linee di contorno vengono usati due o tre aghi, per l’ombreggiatura invece viene utilizzata un’impugnatura più grande che monta fino a trenta hari. Tra i colori, il più importante è senza dubbio l’inchiostro nero India, detto sumi, impiegato per le linee di contorno. Altri colori largamente usati sono il rosso, l’indaco, il giallo e il verde; combinando questi colori si ottengono vari effetti di ombreggiatura.
Molte delle tecniche utilizzate nell’arte del tatuaggio sono identiche a quelle che venivano impiegate dagli autori di stampe: un sistema di linee tracciate e ampie zone di colore. Una volta deciso il soggetto da tatuare, vengono prima tracciate con un pennello le linee del disegno sul corpo, poi si ripassano queste linee con gli aghi, dando vita così al tatuaggio. Quando inizia il suo lavoro, il Maestro appoggia la sua mano sinistra sulla parte del corpo da tatuare, tenendo un pennello e tirando la pelle. La mano destra invece impugna gli aghi legati all’apposito manico. Con questo procedimento gli aghi, prima di bucare la pelle, passano attraverso i peli del pennello, bagnandosi di inchiostro. La pelle viene così punta con gli aghi intinti di colore a una velocità che può arrivare fino ai 120 colpi al minuto.
Il metodo giapponese è uno dei più complicati e controllati del mondo: queste caratteristiche non sono dovute soltanto alle tecniche ma anche al complesso cerimoniale a cui sia il Maestro che il cliente devono attenersi: tutto inizia con una visita del cliente a casa del Maestro, che può accettare e rifiutare la richiesta. Infatti i rifiuti sono molto diffusi perché i Maestri non vogliono assolutamente creare opere che possano rendere la loro arte inferiore.
Si dice anche che la pratica giapponese sia molto dolorosa: per tatuare alcune parti del corpo, come inguine, ascelle o pene, alcuni Maestri mischiavano della cocaina nel colore come anestetizzante.

 Sri Yantra simbolo induista
 Sri Yantra simbolo induista

Tatuaggi in Giappone – significato e usi

 Sri Yantra simbolo induista

Tutti i tatuaggi, più o meno, hanno un significato che rappresenta qualcosa per chi lo porta.
Nei tatuaggi giapponesi purtroppo spesso l’effetto estetico finale colpisce più del suo vero significato. Il repertorio di immagini è abbastanza ristretto e l’iconografia si limita alla rappresentazione di elementi della natura, motivi religiosi, rappresentazione di eroi e figure del folklore popolare.
La flora è comunemente ristretta alla rappresentazione di peonie, aceri e sakura. Non si sa bene il vero significato di questi elementi, ma si pensa che abbiano soltanto un valore decorativo. Questo discorso non vale per il sakura, che in Giappone è il simbolo della vacuità in ogni genere di arte. Chi porta il fiore di ciliegio esprime la propria armonia con la natura delle cose. La sua pelle è fragile come i petali di ciliegio ed egli ne è consapevole.
Uno degli animali più rappresentato è la carpa; nel tatuaggio giapponese, la carpa che risale la cascata viene realizzata molto spesso sulla schiena. Altro tema popolare è il drago, che rappresenta gli opposti dell’acqua e del fuoco e si pone come una sorta di conciliazione di opposti, lo yin e lo yang, la cui sola esistenza simboleggia un qualcosa di completo. Il drago viene realizzato in varie posizioni (supino, in volo) che simboleggiano diversi significati, come energia, metamorfosi…

 Sri Yantra simbolo induista
 Sri Yantra simbolo induista

La religione è una parte integrante dell’irezumi. Le raffigurazioni religiose includono preghiere in sanscrito, cinese o giapponese e appaiono sulla schiena. Bisogna considerare che non troveremo mai rappresentata una grande divinità come il Buddha, ma sempre kami dello Shintoismo, entità minori come boddhisattva o i due Niō (guardiani forti e spaventosi che allontanano le entità maligne). Chi si tatua i Niō desidera essere proprio come loro, potente e difensore della fede. Sempre in ambito religioso, altro tema molto ricorrente è Kannon.
Oltre ai già citati personaggi del Suikoden, nel tatuaggio giapponese c’è un altro tema del folklore molto ricorrente: Kintarō, un eroe della tradizione che viene quasi sempre raffigurato insieme a una carpa. Entrambi simboleggiano una grande forza e Kintarō, molto forte benché piccolo di statura, è molto popolare tra i giapponesi, che vi si rispecchiano.
E’ importante considerare sempre che una delle maggiori fonti d’ispirazione per l’irezumi è il mondo dell’Ukiyo-e.
Uno dei più grandi Maestri giapponesi ancora in vita è Horiyoshi III, nato nel 1946 e che vanta un’innumerevole serie di pregiati lavori. Il suo nome di battesimo è Yoshihito Nakano, ma divenne Horiyoshi III grazie a Horiyoshi II, il figlio del grande Maestro Muramatsu Yoshitsugu, detto Shodai Horiyoshi, forse il più grande tatuatore dell’epoca contemporanea. Horiyoshi è un titolo onorifico che rimanda subito al mondo dei tatuaggi giapponesi, dove hori significa ‘incidere’, come nella parola horimono.
Il suo interesse per l’irezumi nacque proprio dopo aver visto uno yakuza completamente tatuato. I lavori sono realizzati a libero gusto del Maestro e quindi il cliente non ha molta voce in capitolo, possono arrivare a costare migliaia di euro e richiedono anche diversi anni per essere completati.
Fortunatamente Horiyoshi III ha un erede, il figlio Kazuyoshi Nakano, che diventerà Horiyoshi IV, ma ancora è soltanto un apprendista. Se ci si reca a Tōkyō e si vogliono ammirare alcuni lavori di Horiyoshi III, un luogo da visitare assolutamente è il “Museo del Tatuaggio” di Yokohama.
Oggi il tatuaggio in Giappone è spesso associato all’idea di yakuza: sono proprio i membri della cosiddetta “mafia gialla” a portare grandi tatuaggi su tutto il corpo, quasi come segno di riconoscimento. Per questo motivo, nonostante molti giovani si fanno tatuare solo per gusto, in molti bagni pubblici o terme giapponesi non è consentito l’ingresso a persone tatuate.
Purtroppo l’antica arte dell’irezumi si sta via via estinguendo, poiché i maestri che conoscono le antiche tecniche stanno scomparendo e i giovani preferiscono utilizzare macchinari moderni; ben presto i pochi maestri rimasti moriranno e l’arte dell’irezumi si estinguerà per sempre.

 Sri Yantra simbolo induista Il tatuaggio geometrico simbolico invece pone le sue fondamenta sul simbolo.